Milano, 01 agosto 2010, 04:54

POLITICA ESTERA E OPINIONE PUBBLICA

collana diretta da Brunello Vigezzi

PRIMA SERIE

La prima serie è stata edita in accordo con le Edizioni Universitarie Jaca Book (Via Gioberti 7, 20122 Milano) ove potranno essere richiesti i volumi relativi.

   

PizzettiLa storia delle relazioni internazionali nella Germania contemporanea, a cura di Silvia Pizzetti, Milano, Jaca Book, 1987, pp. 232, € 10, 85

Saggi di:
 S. Pizzetti, La storia delle relazioni internazionali nel dibattito storiografico tedesco; E. Schulin,  L’eredità di Ranke e i problemi della storia delle relazioni internazionali; A. Hillgruber, Le discussioni sul “primato della politica estera” e la storia delle relazioni internazionali nella storiografia tedesca dal 1945 ad oggi; J. Mommsen, La storiografia tedesca, il problema dell’imperialismo e la storia delle relazioni internazionali, 1870-1914; G. Ziebura, Il ruolo delle scienze sociali nella storiografia tedesca delle relazioni internazionali; H. Ullrich, La nuova politologia tedesca e la storia delle relazioni internazionali; K. D. Bracher, Ideologia e politica estera nel secolo ventesimo. L’esperienza tedesca ed europea.  

Sin dall’Ottocento l’attenzione della storiografia tedesca per il mondo delle relazioni internazionali, la sua fisionomia, le sue trasformazioni, i suoi criteri e i suoi limiti è stata eccezionale, ed ha posto le premesse per una riflessione che ha ritrovato il suo spazio anche dopo la seconda guerra mondiale. Il volume, pubblicato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino e della riunificazione tedesca, è un contributo di rilievo alla comprensione delle relazioni tra la Germania, l’Europa, il mondo nel momento in cui nella Repubblica Federale Tedesca si stava svolgendo un’accesa discussione sulla possibilità o meno di costruire un rapporto armonico fra l’attualità e il più recente passato tedesco.

 

Vigezzi1

La dimensione atlantica e le relazioni internazionali nel dopoguerra 1947-49, a cura di Brunello Vigezzi, Milano, Jaca Book, 1987, pp. 424,€ 14,46

B. Vigezzi, La politica estera italiana e le premesse della scelta atlantica. Governo, diplomatici, militari e le discussioni dell’estate 1948; G. Formigoni, Il mondo cattolico italiano e la «scelta occidentale» dopo le elezioni del 1948; G. M. Longoni, Imprenditori, pubblicisti ed economisti italiani: gli USA e la realtà economica internazionale del secondo dopoguerra; M. de Leonardis, Il Regno Unito, la Western Union e l’Alleanza atlantica: lo sforzo per rimanere una grande potenza; L. Cremonesi, Tra Occidente e «non identificazione». Israele e le origini dell’Alleanza atlantica; A. Albonico, Un’alleanza subita più che desiderata. Gli stati latinoamericani e la formazione del Patto atlantico.

Gli anni del secondo dopoguerra, con il declino e la divisione dell’Europa, l’ascesa delle superpotenze e la guerra fredda, hanno visto l’emergere della cosiddetta “dimensione atlantica” come una realtà nuova e importante anche se spesso dai confini indefiniti. Questo lavoro, frutto dell’attività di vari collaboratori del Centro per gli Studi di Politica estera e Opinione pubblica dell’Università degli Studi di Milano, ha voluto moltiplicare, per così dire, gli osservatori dello svolgimento in corso, seguendo situazioni lontane  ma ormai sempre più connesse fra loro: è il caso dell’Inghilterra, in cerca di un equilibrio fra Commonwealth, impero, Stati Uniti, Europa e comunità atlantica; è il caso di Israele che, sorto all’indomani della fine della II guerra mondiale, si trovò sin da subito coinvolto nelle contese mediorientali e  nelle divisioni est-ovest; ma anche dell’America latina che, pur presa dall’idea di una politica comune, non fu restia  dal sogno dell’autonomia dagli Stati Uniti e dall’Europa occidentale.

 

 

 

RomanoGiornalismo italiano e vita internazionale, a cura di Sergio Romano, Milano, Jaca Book, 1989, pp. 220, € 10,33

S. Romano, Giornalismo e relazioni internazionali, in Italia e altrove; I. Montanelli, Dal dopo Versailles al dopo Yalta; A. Jacoviello, Un giornalista marxista tra cronaca e giudizio; P. Ostellino, Un giornalista liberale tra ideologia e analisi empirica; M. Gilmozzi, Il giornalismo fra cronaca e partecipazione; G. Boffa, Il giornalista non è uno storico; A. Levi, Il giornalista, profeta riluttante; A. Cavallari, Il giornalismo: che testimonianza per la storia?; P. Ottone, L’Italia del dopoguerra e la fine di una grande potenza ; B. Valli, La decolonizzazione e i problemi del Mediterraneo: esperienze di un giornalista; G. Scardocchia, Il giornalismo italiano e l’America. Il giornalismo americano e l’Europa; F.  Fejtö, Agenzie di informazione e stampa sui paesi dell’Est europeo.

 Si può capire la situazione internazionale leggendo un giornale italiano? Con quali strumenti teorici e culturali gli inviati speciali dei grandi quotidiani hanno affrontato la realtà che incontravano e di cui riferivano all’opinione pubblica italiana? Dove e come è stato riconosciuto il confine tra obiettività, passione politica e umana e deformazione partigiana nel render conto degli avvenimenti internazionali? Su questi problemi  il Centro per gli Studi di Politica estera e Opinione pubblica, con la cura di Sergio Romano, ha invitato ad intervenire alcuni inviati speciali italiani che hanno avuto parte determinante nella formazione della nostra opinione pubblica dagli anni della seconda guerra mondiale sino alla fine degli anni ’80: da Indro Montanelli, ad Alberto Jacoviello, a Piero Ostellino, Arrigo Levi, Alberto Cavallari, Piero Ottone, Bernardo Valli …Ogni giornalista  ha dato una sorta di bilancio della propria esperienza, ricco in molti casi di episodi poco noti, offrendo una riflessione sui valori etici, politici e culturali cui ha attinto per giudicare. Il saggio di apertura di Sergio Romano  offre una prospettiva storica sulla nascita della figura dell’inviato speciale.

 

  

BazzoliMaurizio Bazzoli, Il piccolo stato nell’età moderna. Studi su un concetto della politica internazionale tra XVI e XVIII secolo, Milano, Jaca Book, 1990, pp. 151, € 9, 30

Il libro di Maurizio Bazzoli, partendo dal concetto di “piccolo stato”, caratteristico della tradizione culturale europea, ripercorre criticamente i momenti nodali del confronto e contrasto fra esso ed il concetto di “grande potenza”, cercando di spiegare in tal modo perché nel “piccolo stato” si sia potuto riconoscere un principio di valore e un fattore insostituibile della pace internazionale. I cinque saggi che compongono il  volume seguono così lo sviluppo del concetto di “piccolo stato” individuandone i molteplici significati, scoprendo le ragioni della sua vitalità e chiarendo i presupposti storici e ideali di un problema che in modi e forme diverse appartiene anche al nostro tempo.

 

 

 

VigezziBrunello Vigezzi, Politica estera e opinione pubblica in Italia dall’Unità ai giorni nostri. Orientamento degli studi e prospettive di ricerca, Milano, Jaca Book, 1991, pp. 220, € 11,36

Questo libro riconsidera la storia della politica estera italiana nel suo insieme, dall’Unità ai giorni nostri, allargando lo sguardo alle forze politiche, economiche, sociali e culturali e ai complessivi rapporti con l’opinione pubblica, badando agli autori, alle scuole, alle diverse interpretazioni e cercando al tempo stesso di offrire le linee di uno svolgimento generale. Le grandi esperienze del primo dopoguerra, i miti della “vittoria mutilata”, della “pace democratica”  e della “rivoluzione”, i recisi contrasti tra fascismo e antifascismo vedono anche l’inizio di una riflessione storiografica approfondita sul ruolo che riveste la politica estera nella vita del paese.  La ricostruzione di un capitolo importante della nostra storiografia (o più largamente della nostra storia della cultura)  si accompagna  ad una indagine che mette in luce le vicende nate dall’incontro o scontro fra politica estera e opinione pubblica nell’Italia liberale, fascista e repubblicana, aiutando a capire non solo i risultati e i limiti di un processo secolare ma anche l’incertezza e l’inquietudine con cui continuiamo a considerare la nostra politica estera.

 

 

BullL’espansione della società internazionale. L’Europa e il mondo dalla fine del Medioevo ai tempi nostri, a cura di Hedley Bull e Adam Watson, con un saggio introduttivo di Brunello Vigezzi, Milano, Jaca Book,  1994, pp. XCVIII-473, €28.41

Saggi di: 
A. Watson, La società internazionale europea e la sua espansione; M. Donelan, La Spagna e le Indie; D. Gillard, Le relazioni inglesi e russe con i governi asiatici nel diciannovesimo secolo; H. Bull, Gli stati europei e le comunità politiche africane; H. Bull, L’emergere di una società internazionale universale; A. Watson, La formazione di nuovi stati nelle Americhe; T. Naff, L’impero ottomano e il sistema degli stati europei; G.  W. Gong, L’ingresso della Cina nella società internazionale; H. Suganami, L’ingresso del Giappone nella società internazionale; W. R. Louis, L’era del sistema dei mandati e il mondo non europeo; H. Bull, La rivolta contro l’Occidente; P. Lyon, L’emergere del Terzo mondo; R. J. Vincent, L’eguaglianza razziale; C. Bell, La Cina e l’ordine internazionale; G. Krishna, L’India e l’ordine internazionale. La caduta dell’idealismo; A. Mazrui, L’Africa in trappola: tra l’etica protestante  e l’eredità di Wesfalia; J. Piscatori, L’Islam e l’ordine internazionale; R. Löwenthal, L’Unione Sovietica e il Terzo mondo: dall’anti-imperialismo al contro-imperialismo; C. M. Andrei, La Francia e la necessità di adeguarsi ai cambiamenti; E. Kedourie, Un nuovo disordine internazionale;  I. Brownlie, L’espansione della società internazionale: le conseguenze sul diritto internazionale; M. Palliser, La diplomazia oggi; A. Bozeman, L’ordine internazionale in un mondo multiculturale; R. Dore, Unità e diversità nella cultura mondiale.

A partire dal 1958, per oltre venticinque anni, i membri del British Committe, diversi per formazione, indole, interessi – teorici e storici delle relazioni internazionali, storici militari e dell’economia, giuristi e teologi, grandi giornalisti, esperti degli Esteri e del Tesoro – hanno mantenuto l’abitudine di studiare e discutere tra loro problemi, tendenze istituzioni, interessi, idee, della vita internazionale, sia del presente che del passato. Questo libro è il risultato più maturo di questa singolarissima tradizione. Hedley Bull e Adam Watson hanno saputo far tesoro di quell’esperienza e coordinato una ventina di collaboratori del British Committee o vicini al British Committee per trattare un tema al centro dell’attenzione e dei dibattiti. La storia dei rapporti dell’Europa con il resto del Mondo, dalla fine del Medioevo ai giorni nostri, viene qui riconsiderata sotto vari profili – politico, economico, religioso, giuridico, culturale – riuscendo a collegare esperienze fondamentali e lontane e a delineare per la prima volta, la formazione di una società internazionale, prima europea e poi, tra molte trasformazioni ancora in corso, mondiale. Uscito nell’ edizione inglese nel 1984 con il titolo The Expansion of International Society, il libro, per l’edizione italiana, è stato rivisto e presentato da Brunello Vigezzi che nel saggio introduttivo ripercorre anche le vicende che portarono alla formazione e all’esperienza del British Committee.

 

 

VisentinClaudio Visentin, Nel paese delle selve e delle idee. Viaggi e viaggiatori italiani in Germania (1866-1915), Milano, Jaca Book, 1995, pp. 506, €19,63

Il “paese delle selve e delle idee”  è la nuova Germania di Bismarck e Guglielmo I verso la quale gli italiani, all’indomani dell’Unità si sentono improvvisamente attratti. E’ la Germania delle vittorie sull’Austria e la Francia; è la Germania ascesa ad un ruolo di primo piano nella diplomazia europea e lanciata a grande velocità sulla via dell’urbanesimo e della modernità. Un cambiamento sorprendente per buona parte degli italiani, portati a confondere tutti i tedeschi con gli odiati austriaci, oppure cresciuti nell’immagine familiare della vecchia Germania romantica. È l’interesse verso questa “nuova” Germania ad animare i viaggiatori italiani, e le loro memorie descrivono la vita tedesca  in ogni suo aspetto, da quelli più consueti della politica, dell’economia, dell’esercito, della storia, della cultura, a quelli più insoliti: il progresso, la morale, la condizione della donna, la vita quotidiana, il rapporto con l’ambiente e il paesaggio. .Accostati ed interpretati con cura, questi libri di viaggio che Visentin propone, riflettono le più diverse correnti dell’opinione pubblica, illuminano e definiscono la  presenza della Germania nella vita italiana.